lunedì 6 giugno 2011

NINO CAFFE'

Nino Caffè, nome d'arte di Antonio Bettini
Nasce ad Alfedena in Abruzzo nel 1909, compiuti gli studi elementari a L’Aquila, nel 1920 la sua famiglia si trasferisce ad Ancona, dove viene iscritto ai corsi di Ludovico Spagnolini che gli darà i primi insegnamenti di pittura. Precocissimo nel mestiere, si dedica allo studio dei maestri antichi su commissione dell’antiquario Guarnieri di Ancona imitando paesaggi seicenteschi. Nel ‘30 si trasferisce a Pesaro ed è subito attratto dalla vivace vita artistico-culturale della città rossiniana, stringe amicizia con il “gruppo dei pittori pesaresi” di cui fanno parte Alessandro Gallucci, Aldo Pagliacci, Werter Bettini, Ciro Cancelli, Luigi Bazzali e più tardi anche Bruno Baratti e Achille Wildi.
Nino Caffè inizia ad esporre nel 1931 in varie città italiane, tra cui Roma, Napoli e Firenze, ma l’evento più significativo è la partecipazione alla Biennale di Venezia del ‘34, dove ottiene il premio acquisto del Re d’Italia, nello stesso anno alcune sue opere figurano alla Quadriennale di Roma. Nel 1935 si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Urbino dove sarà poi chiamato ad insegnare “figura” negli anni ’43 e ’44. Nella città ducale trascorrerà il periodo bellico ospite della famiglia Benedetti, dalla loro casa, situata davanti al duomo, che vede transitare i primi pretini, motivo che caratterizzerà la sua pittura.
La galleria Gian Ferrari di Milano, nel 1944, gli dedica una ricca esposizione. Due anni dopo a Pesaro la Galleria della casa natale di Rossini allestisce la sua prima personale.
In quel periodo Nino Caffè raggiunge il pieno successo e apre il suo studio di pittura a Roma per collaborare con la galleria dell’Obelisco diretta da Gaspare Del Corso e Irene Brin, luogo di avvenimenti culturali che, nel dopoguerra, fece da ponte fra Italia e Stati Uniti , con l’apertura di una sede a New York, inaugurata proprio con una sua personale. In quell’occasione il Metropolitan Museum acquistò una sua opera. Nel 1963, Nino Caffè affaticato dall’enorme lavoro, lascia lo studio romano trasferendosi a Pesaro per un periodo di riposo. La galleria dell’Obelisco continuerà a pubblicare la sua opera. In questo periodo, sia in Italia che all’estero, viene apprezzato il suo genio pittorico e vengono pubblicate diverse monografie con saggi dei più illustri scrittori del tempo. Dal 1964 Giorgio Ghelfi è il nuovo mercante di Nino Caffè, curerà diverse personali nelle maggiori città italiane fra cui la “Gian Ferrari” di Milano e la “San Luca” di Verona, nel ’71, al “Vicolo” di Genova, alla “Probibia” di Palermo e alla “Zoot” di La Spezia nel ’72 e, nel 1973, alla “Piero della Francesca” di Arezzo e alla “Boccioni” di Milano.
Intanto la sua opera è apprezzata dai maggiori collezionisti europei e americani, consacrando il pittore “dei pretini” alla fama internazionale. Nino Caffè muore a Pesaro nel 1975.