Vive gli anni di un'infanzia felice fra la campagna ed il mare della Sicilia, ed è proprio questo periodo della sua vita che resterà nella memoria del pittore come il ricordo di un paradiso perduto che ritrarrà in molti suoi quadri. A Messina Migneco consegue la maturità classica e nel 1931 si trasferisci a Milano, per studiare medicina, ma ben presto gli studi, come era prevedibile, vengono accantonati e Migneco si mantiene collaborando con "Corriere dei Piccoli", per il quale esegue qualche illustrazione.
All'inizio della sua carriera artistica Giuseppe Migneco dipinge quadri di contenuto vagamente autobiografico, realizzati in atmosfere vive nella sua memoria, ma nel 1934, grazie alla sua passione e all'impegno di ricercare nuovi modi di esprimersi, entra in contatto con il vero mondo dei pittori: Renato Birolli, Raffaele De Grada, lo guidano alla scoperta di quel mondo pittorico verso cui si era sempre sentito attratto.
Nel 1937 è tra i fondatori del movimento di "Corrente" che raggruppa artisti provenienti da diversi orizzonti culturali, con l'intento comune di aprirsi alla cultura moderna europea, rifiutando l'isolamento culturale imposto dalla politica fascista e nel 1939 partecipa alla prima mostra di "Corrente" dove espongono artisti che, come lui, sentono la necessità di sviluppare un'arte impegnata che riconosce l'artista come tale e lo inserisce nel contesto sociale e politico.
A partire dagli anni '40, dove inaugura la sua prima mostra personale alla Galleria Genova di Cairola, inizia ad esporre le sue opere in diverse gallerie d'Italia.
Richiamato alle armi, interrompe l'attività artistica ma dopo il '45 fino alla metà degli anni '80, Migneco riprende la realizzazione delle sue opere che verranno esposte in molte gallerie italiane ed estere.
Giuseppe Migneco, figlio di un capostazione, come Quasimodo e Vittorini, viaggiava continuamente con la sua pittura impegnata, infatti, intorno agli anni '60-'70 subisce una trasformazione, il linguaggio si fa scarno, con linee secche e nervature nere che definiscono le forme entro uno schema di rigida tessitura, con toni cromatici lividi e freddi, che fanno pensare alle immagini raggelate di Bernard Buffet.
Poi ci fu l'ultima sua vibrante stagione, in cui, l'artista riflette sulla sconfitta personale e collettiva di un mondo divenuto indifferente e violento ed è proprio alla fine degli anni '70 e nei primi anni '80 che Migneco riflette sul "destino trafitto" e sul "presagio di morte", facendo ricorso ad una figurazione claustrofobica, dai colori violenti come il rosso violaceo, i blu netti che fanno pensare alla tragica solitudine di Francis Bacon.
Nel dicembre del 1983 la sua città gli dedica la prima ed unica grande antologica nella sala di Palazzo Zanca, dove vennero raccolti oltre 140 dipinti a testimonianza dell'intero percorso artistico dell'artista, una mostra, con contributi critici di artisti come De Grada, De Micheli e Fagone, che ebbe un grande successo di critica facendo conoscere un artista che era tra i massimi rappresentanti sotto il versante del Realismo.
Ora Taormina Arte ritorna a riflettere sull'artista con una inedita e singolare mostra, che si terrà nella Chiesa del Carmine a Taormina e la cui cura è stata affidata a Lucio Barbera e ad Anna Maria Ruta. La mostra in sé non vuole ricordare Migneco come il realista che aveva lottato contro il fascismo o colui che si era immedesimato nella sofferenza degli altri o ancora colui che, pur essendo andato molto giovane a Milano, aveva portato sempre nel cuore la sua Sicilia, come rimpianto, nostalgia, evocazione, ma vuole sottolineare l'artista che, senza perdere nulla della sua sicilianità, aveva aperto le finestre sull'arte europea, a cominciare da Van Gogh, la cui suggestione chiara si avverte nelle sue prime opere di accento fortemente espressionista, affidate ad una pennellata contorta e sofferta, con colori bruciati di giallo e di e di un verde marcio che tendeva al nero. Su quell'impianto l'artista seppe sviluppare, attraverso una "rilettura" e non una "traduzione", come spesso accade per Guttuso, della sintesi cubista di Picasso, il suo inconfondibile linguaggio realista che come un elastico lo riportava alla sua identità siciliana. Ed è proprio di un Migneco che si colloca tra Van Gogh e Bacon, vuol essere testimonianza la mostra che non mancherà di mettere in rilievo i rapporti del siciliano con gli altri artisti di "Corrente".

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